Tutto il mondo in una fiaba

Biancaneve, Pollicino, Cenerentola: record di letture

di Vera Schiavazzi - da "La Repubblica" di Venerdì 3 ottobre 2003

TORINO - Pinocchio? Non la semplice storia del burattino che diventa un bimbo in carne e ossa così come tutti siamo abituati a conoscerla, ma molto di più: una parabola che racconta il distacco, l'ignoto, il rischio, ma anche la perdita di sè e la sconfitta.

Dietro le fiabe più celebri e più popolari c'è un mondo di simboli e di significati da scoprire e da interpretare, un mondo al quale l'Università di Torino ha dedicato, a partire da ieri, tre giorni di confronto tra studiosi di tutta Europa (Fiaba, Marchen, Conte, Fairy Tale. Variazioni sul tema della metamorfosi).

Non è un caso se, tra tutti i generi letterari, le fiabe e i loro parenti più antichi e complicati, i miti e le saghe, continuano a occupare saldamente i primi posti nelle classifiche di lettura, surclassando le mode del momento e i generi più recenti.

E non è un caso neppure se questi brevi racconti, custoditi generazione dopo generazione dalle nonne e dalle madri, raccolte da uomini e lette ai bambini, hanno rappresentato e tuttora rappresentano un formidabile strumento di interpretazione e di terapia in psicanalisi.

Cappuccetto Rosso si trova nella stanza della nonna ma il lupo ha già preso il posto della nonna stessa

Semplice e appassionante strumento per intrattenere i bambini, i racconti sono anche luoghi d'incontro tra religioni, tra paganesimo e cristianesimo prima di tutto, come l'irlandese "Il destino dei figli di Lir", storia di quattro fratelli che si trasformano in cigni e possono così salvarsi l'anima.

Trasformate in musica (Melusina, ad esempio, nacque come libretto per un'opera di Beethoven, mai realizzata), le fiabe sono state un ingrediente fondamentale del romanticismo tedesco e russo.

E sono solo in parte condannate al lieto fine: ne sanno qualcosa le migliaia e migliaia di bambini che hanno pianto sul soldatino di piombo e sulla ballerina di carta di Andersen, o quelli che tutt'ora insistono per vedere il cartone di Bambi o quello di Biancaneve salvo fuggire terrorizzati quando l'incendio divora il bosco o la strega cattiva appare.

Trasformate in cartoni o rilegate come nell'Ottocento, con la riproduzione delle illustrazioni originali, rovesciate o perfino parodiate da autori moderni, le fiabe fanno la parte del leone anche nelle manifestazioni dedicate al libro. "I loro personaggi e temi emergono anche quando i bambini creano in proprio", conferma Anna Parola, libraia specializzata e consulente per lo Spazio Ragazzi della Fiera del Libro di Torino, dove nel maggio scorso 9.000 under-14 si sono cimentati con laboratori, letteratura, poesia e colori.

E quando possono scegliere da soli, sono di nuovo le vecchie, buone favole a contendersi con i personaggi dell'avventura classica o contemporanea il primo posto nelle preferenze dei piccoli lettori: i tre quarti dei bambini tra i 5 e i 13 anni ha ricevuto almeno un libro nell'ultimo anno, ma il 16% ha avuto la possibilità di decidere quale, e le fiabe si sono collocate al secondo posto.

Fino ai 5 anni, è un genitore (di solito la madre, ma i papà lo fanno in un rispettabilissimo 18% dei casi) a leggere ad alata voce ai bambini di casa, oppure un nonno (13%) che più spesso preferisce però la narrazione orale, arricchita di dettagli personali. Non resta che chiedersi perchè scegliamo "Cenerentola" piuttosto che "Il gatto con gli stivali" (o chiederlo al proprio analista). O risolvere il problema acquistando raccolte multietniche che arrivano da lontano, come quelle pubblicate da Einuaudi.

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